Las Tres Marias

Vissi d'arte, vissi d'amore, Non feci mai male ad anima viva! Con man furtiva Quante miserie conobbi, aiutai. Sempre con fe' sincera La mia preghiera Ai santi Tabernacoli salì, Sempre con fe' sincera Diedi fiori agli altar. Nell'ora del dolore perché Signore, Perché me ne remuneri così? Diedi gioielli Della Madonna al manto, E diedi il canto agli astri, al ciel, Che ne ridean più belli. Nell'ora del dolor Perché Signore, Perché me ne remuneri così?

Utente: lastresmarias
Nome: LasTresMarias

Archivio

oggi
--- 2006 ---

...

...

...

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami


  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Las Tres Marias

ringraziano *loading* volte
mercoledì, 06 dicembre 2006

Installazione

 

postato da: lastresmarias alle ore 10:22 | link | commenti (3)
categorie: opere, movimenti, spazi espositivi
lunedì, 04 dicembre 2006

Perfomance Art

E' una forma artistica dove l'azione di un individuo o di un gruppo, in un luogo particolare e in un momento particolare costituiscono l'opera. Può avvenire in qualsiasi luogo e in qualsiasi momento, o per una durata di tempo qualsiasi. Un altro modo per comprendere il concetto è quello di dire che la performance art può essere qualsiasi situazione che coinvolge quattro elementi base: tempo, spazio, il corpo dell'artista e la relazione tra artista e pubblico; in contrapposizione a pittura e scultura, tanto per citare due esempi, dove un oggetto costituisce l'opera.

Anche se si può dire che la performance art include attività artistiche tradizionali quali teatro, danza, musica, e attivita legate all'arte circense come il fachirismo, la giocoleria e la ginnastica, queste sono in realtà "arti performative". Il termine Performance art viene normalmente riservato per un tipo di avanguardia o arte concettuale che nasce dalle arti visuali.

La Performance art, nell'accezione normalmente utilizzata, inizia ad essere identificata negli anni '60, con il lavoro di artisti come Allan Kaprow, che coniò il termine happening, Vito Acconci, Hermann Nitsch e Joseph Beuys. I teorici della cultura occidentale spesso fanno risalire le attività della performance art agli inizi del XX secolo. I Dadaisti ad esempio, ne furono degli importanti progenitori, con le loro esibizioni non convenzionali di poesia, tenute spesso al Cabaret Voltaire, da Richard Huelsenbeck, Tristan Tzara e altri. Alcuni artisti performativi si rifanno ad altre tradizioni, che vanno dai rituali tribali agli eventi sportivi. L'attività della Performance art non è confinata alla tradizione artistica europea; molti esponenti notevoli si possono trovare in Asia, America Latina, e altre parti del mondo.

I generi o correnti della performance art comprendono: body art, fluxus, poesia d'azione, e intermedia. Alcuni artisti preferiscono usare il termine live art, action art, intervenzione o manoeuvre per descrivere le loro attività.

Lo Sniggling è una forma attivista e ingannevole di performance art pubblica, che viene tipicamente svolta in una forma che non rende immediatamente ovvio che si sta svolgendo una performance.

Principali artisti di Performance art
7:84 Theatre Group , Alan Abel , Marina Abramovic , Vito Acconci , Laurie Anderson , Joseph Beuys , George Brecht , Alexander Brener , Stuart Brisley , Günther Brus ,Chris Burden , (agli inizi) Cabaret Voltaire , COUM Transmissions (successivamente Throbbing Gristle) , EXIT (tra i membri: Penny Rimbaud e Gee Vaucher formarono in seguito i Crass) , Diamanda Galás , Gilbert and George , Judas 2 (fondati da Pete Wright, ex Crass) , Istvan Kantor / Monty Cantsin , Allan Kaprow , Les flottants , Jamie McMurry , Charlotte Moorman , Otto Muehl , Hermann Nitsch , Yoko Ono , Dennis Oppenheim , Nam June Paik , Carolee Schneemann ,David Sherry , Joey Skaggs , Litsa Spathi , Wolf Vostell , Welfare State Theatre Group

postato da: lastresmarias alle ore 10:50 | link | commenti (2)
categorie: movimenti
giovedì, 30 novembre 2006

Constantin Brâncuşi

(Pestisani Gorj, Romania, 19 febbraio 1876 - Parigi, 16 marzo 1957

Scultore Romeno

Dopo studi di scultura all'Accademia di Bucarest lavorò a Vienna e Monaco (1899-1904) per trasferirsi poi a Parigi, dove frequentò gli studi di A.Merciè e di Rodin.

Nel 1908 strinse amicizia con Modigliani, Satie e Duchamp; nel 1913 espose tre sculture alla mostra dell'Armony Show di New York.

Dal 1914 al 1918 creò una serie di sculture il legno che testimoniano il suo interesse per il primitivismo.

Dopo la prima guerra mondiale accentuò nelle sue opere il gusto per l'astrazione, alla ricerca della forma-tipo, della forma genitrice.

Nel 1937 tornò in Romania, dove eseguì sculture per il giardino pubblico di Tirgu Jiu, e fu in India, dove progettò un tempio della meditazione per il maragià di Indore.

Oggi

Atelierul lui Brancusi - Centre national d`art et de culture Georges Pompidou, Paris

THE SPLEEPING MUSE

 

mi fa sognare!!!
Maria&Basta

http://www.brancusi.ro/

postato da: lastresmarias alle ore 16:42 | link | commenti (4)
categorie: opere, scultura, biografie, artisti
martedì, 21 novembre 2006

OpereInMovimento

Ci sono opere che di getto sono perfette.un puro specchio dell'anima.Ci sono altre che hanno bisogno di tempo e di passaggi per essere un continuum fra pensiero e immagine .Uno schizzo a matita su carta di un pò di mesi fa,PACS,una volta riportato su tela, non mi ha dato lo stesso impatto visivo immaginato durante la creazione.nel trasporto è venuto fuori qualcos'altro.una volta realizzato (1a mano) è rimasto lì ,immobile,uguale a se stesso per lunghe settimane.ad ogni mio sguardo risultava incompleto,mancava qualcosa.poi un evento , una parola, un'emozione hanno scatenato il movimento.l'esistente si è trasformato in due ore.da Luminoso Geometrico ed ordinato  è diventato un Noir Stratificato;da facciata bidimensionale senz'anima a primissimo piano con vita di segmenti sovrapposti di realtà.
le modifiche sono in corso.appena posso lo riporto qui.
peccato non aver fotografato il primo pacs.dovrò attrezzarmi al più presto per poter fermare i diversi stadi delle prossime opere in movimento.

Maria&Basta

postato da: lastresmarias alle ore 16:17 | link | commenti (3)
categorie: opere, riflessioni
venerdì, 17 novembre 2006

MODI'

Lunia - Ritratto di Lunia Czechowska, 1919

E' questo il dipinto che mi ha fatto conoscere e amare Modigliani!
Maria&Basta

AMEDEO MODIGLIANI
Livorno 1884 - Parigi 1920

Quando Amedeo aveva undici anni, la madre in un  diario  annotava  che egli era un po' viziato ma intelligente: «Bisogna aspettare per vedere cosa si trova in questa crisalide. Forse un artista?». La domanda nasceva da un preciso contesto familiare in cui l'atteggiamento verso la vita considerava il denaro non tanto come fine ultimo, ma come mezzo per prediligere  i  valori  della  cultura, della libertà e della fantasia. Nato da genitori ebrei commercianti, Modigliani crebbe in  un  ambiente  tale  da  offrirgli  uno  sviluppo intellettuale aperto e spontaneo, senza regole costrittive. La lontananza da casa del padre gli permise di stabilire con la madre un legame molto profondo, con il nonno e lo zio un rapporto  affettivo di ammirazione e comprensione. Iniziò gli studi classici che interruppe per motivi di salute e preferì studiare disegno.  Frequentò allora lo studio del pittore Micheli, un tardo macchiaiolo allievo di Giovanni Fattori che Modigliani ebbe anche  modo  di  conoscere. 

Alla sensibilità entusiasta del giovane Modigliani la lettura di Nietzsche, filtrato in seguito attraverso D'Annunzio, piacque molto e contribuì a favorire ancor più un'emotività che pesò poi sui suoi comportamenti e scelte future. Dalla madre apprese il francese e lesse  i  poeti  e  i grandi classici. Nel 1900 dopo una ricaduta nella vecchia malattia polmonare compì un viaggio con la madre nel sud dell'Italia  visitando musei e chiese. Fu particolarmente impressionato dalla scultura di Tino da Camaino (1285-1337) che vide a Napoli e poi a Firenze; di  lui riprenderà in seguito la semplicità elegante e la linea ininterrotta.

Nel 1902 si stabilì per dieci mesi a Firenze per frequentare la Scuola libera di nudo che Fattori vi dirigeva. Più della scuola frequentò gli Uffizi e Palazzo Pitti e soprattutto l'avanguardia artistica italiana e straniera; gli inglesi preraffaelliti e Giovanni Papini, Ardengo Soffici e Umberto Boccioni che avrebbero dato vita al Futurismo. Intanto, come scrisse  all'amico Oscar Ghiglia nel 1903 da Venezia, dove si era trasferito, «mentalmente e nella contemplazione  della  natura  ci  lavoro  molto».Nella città veneta si iscrisse al Regio istituto delle belle arti. Ritrovò vecchie conoscenze come Boccioni, Soffici e Papini e lavorò ad alcuni ritratti: Il pittore, Mauroner, Leone Olper, amico di famiglia.

Parigi

Si recò finalmente a Parigi all'inizio del 1906 con il consenso e la modesta somma fornitagli dalla madre e affittò uno studio a Montmartre, non lontano dal Bateau Lavoir, dove in quegli anni si riunivano, con Picasso, un gran numero di giovani artisti promettenti. Consigliato dallo  scultore  polacco  Granowski  al  quale  era  stato indirizzato, si iscrisse all'Accademia Colarossi. Visitò la città e le gallerie d'arte che avevano ospitato le mostre rivoluzionarie. Stupì per l'incisività del tratto di  Toulouse-Lautrec  e  in  lui  si  fece strada la convinzione che l'essenzialità della linea fosse fondamentale. Trascorse mesi inquieti e disordinati. Al Salon d'Automne ebbe modo di vedere la mostra di Cézanne, uno degli artisti che più lo influenzarono, soprattutto in relazione  alla  disposizione del colore sulla tela. Dal 1906 al 1909, lavorò con risultati insoddisfacenti cimentandosi anche nella scultura e, nel 1908,  espose al Salon des Indépendant sei tele tra cui L'ebrea (collezione privata, Francia). Paul Alexandre, giovane medico, gli fu amico e primo acquirente e lo convinse a frequentare la comunità di artisti organizzata da lui insieme al fratello Jean. La raccolta di questo primo periodo fino  al  1914  consta  di  venticinque  ritratti  e  di numerosi disegni.

Tornato a Livorno per alcuni mesi dipinge, fra gli altri, Il  mendicante  di  Livorno  (1909,  collezione  P.  Alexandre, Parigi) che sarà poi esposto a Parigi insieme a

Il suonatore di violoncello

  

e La mendicante.

 Fin da ragazzo, Modigliani si era portato dentro il desiderio di scolpire. L'incontro a  Parigi  con  Constantin Brancusi, scultore rumeno, che nelle sue opere riduceva la forma all'essenziale, lo riportò a questa vecchia aspirazione. Influenzato anche dall'arte africana che aveva già  affascinato  altri artisti come Matisse e Picasso, incominciò un paziente lavoro di ricerca che si espresse in numerosi disegni: le  Cariatidi  furono  un esercizio ripreso più volte che lo preparò al linguaggio personale della sua pittura.

Ritrovò la stessa linea allungata della scultura di Tino da Camaino, in una ricomposizione originale del l'antico  con  il moderno. Lavorò con frenesia alle teste femminili in pietra, riprendendo ogni tanto il pennello. Il suonatore di violoncello (1909, collezione P. Alexandre, Parigi), ritratto dopo il ritorno dall'Italia e ripreso  in due versioni, anticipa già una penetrazione psicologica che sarà una costante della sua produzione. Nel frattempo viveva due vite,  in  due luoghi diversi: pittore a Montmartre e scultore a Montparnasse. Ancora una volta le sue energie lo abbandonarono e gli amici fecero una colletta per farlo tornare in patria nel  1912,  assecondando  il  suo desiderio di scolpire nel marmo di Carrara.

In un ritmo di vita più regolare si provò a scolpire le  pietre  che  gli  amici  gli  avevano procurato. Nel 1913, si stabilì definitivamente a Montparnasse abbandonando il vecchio quartiere di Montmartre  che  il  rinnovamento edilizio stava deturpando. Continuava l'esercizio del disegno ritraendo i clienti dei caffè che frequentava  con  tratti  rapidi  ed essenziali. Si calcola che i disegni siano stati migliaia, tanto che nessuno li poté catalogare; molti andarono  dispersi.  Il  disegno  si svolgeva su una caratteristica del soggetto, magari esasperandola, giungendo a un esito che caratterizza l'opera di Modigliani.

Il ritratto di Modigliani

Nel 1914, abbandonò la scultura, che lo prostrava anche fisicamente, e tornò a dedicarsi alla pittura.  Nel  frattempo  la  guerra  lo  aveva lasciato solo; erano partiti gli amici, fra i quali Alexandre, e anche gli altri artisti. Si innamorò di Beatrice Hastings vivendo con lei una relazione appassionata. Tra il 1914 e il 1916, la ritrasse più volte e in  varie pose: volti su un esile, lunghissimo collo. Alcuni ritratti della poetessa inglese sono conservati, in collezioni private, a Berna, Los Angeles e al Guggenheim Museum di New York. Aveva anche ritratto Diego Rivera (1914, collezione privata,  Francia) e Frank Burty Haviland (1914, collezione Gianni Mattioli, Milano) con una tecnica che si avvicinava al puntinismo, ma  in  Madame  Pompadour (1915, Art Institute, Chicago) che ritrae Beatrice Hastings con un grande cappello, il linearismo è raggiunto con maturità. La tradizione italiana e il talento avevano trovato a Parigi il luogo della  moderna espressività nella contemplazione dell'uomo come protagonista. Dipinse solo ritratti, secondo schemi mai usati, in cui la linea curva occupa diversi piani sovrapposti, creando la profondità. Il nuovo acquirente, dopo l'amico Alexandre partito  per  la  guerra,  fu  Paul Guillaume, un mercante d'arte sagace che fu ritratto nel 1915 con la dedica «Novo pilota» (Musèes Nationaux, Parigi).

Dipinse Pablo Picasso (1915) con lo sguardo dalla volontà inflessibile, Chaïm Soutine seduto (1915), l'amico Moüse Kisling (1915, collezione Emilio Jesi,  Milano), Jean Cocteau (1916). L'elemento psicologico esprimeva con eccezionale sintesi la personalità dei personaggi  ritratti,  ma  ben  pochi  capivano  e  ne apprezzavano il valore. Quando Paul Guillaume nel, 1916, partì per la Svezia, si ritrovò di nuovo solo e in miseria. Continuò a lavorare a ritratti di persone con le quali aveva qualche legame affettivo e i modelli femminili incominciarono a prevalere su quelli maschili, finché nel 1916 affrontò il primo nudo, Nudo seduto (Courtland Institute, Londra)  cui seguirono, tra gli altri, il Nudo sdraiato, a braccia aperte (1917, collezione G. Mattioli, Milano) e Il  grande  nudo  (1917,  Museum  of Modern Art, New York).

                                                            

Nel 1916, strinse amicizia con i coniugi Zborowski e una loro compatriota, Lunia Czechowka, che ritrasse in più pose. Nell'aprile del 1917, incontrò Jeanne Hébuterne, che diventò sua compagna e modella prediletta: aveva il collo lungo, il busto  gracile e il volto perfettamente ovale.

L'amore poi approfondiva la conoscenza del soggetto, mutando la sensibilità artistica di Modigliani che la ritrasse in una ventina di quadri e in numerosi disegni. La bambina in azzurro (1918, collezione privata, Parigi), Zingara con bambino (1918, National Gallery of  Art,  Washington),  Ragazzo  con  giacca  azzurra (1918, Guggenheim Museum, New York), dipinti negli ultimi anni, esprimono la solitudine della condizione umana. L'Autoritratto (1918) che terminò prima di morire rappresenta un uomo che oramai ha solo  la forza spirituale. Il giorno dopo la sua morte Jeanne si tolse la vita. La figlia, che ripercorrerà la vita del padre in Modigliani senza leggenda (1958), fu  condotta  in  Italia  e  adottata  da  Margherita Modigliani, sorella del pittore, che le diede il cognome che le spettava. Il valore dell'opera di  Modigliani  venne  progressivamente riconosciuto dopo la morte dell'artista, fino a che, a dieci anni di distanza nel 1930, alla Biennale di Venezia, ottenne la consacrazione ufficiale.

postato da: lastresmarias alle ore 16:38 | link | commenti (4)
categorie: opere, pittura, biografie, artisti
mercoledì, 08 novembre 2006

I Volti di Nicoletta

Nicoletta Tomas Caravia

"I have been painting since I was 27 years old...It wasn’t at that age that I had my first contact with painting.
When I was a child I used to spend almost all my time drawing and painting, but as I grew into adolescence that dedication started to become feint amidst the noise of the world that surrounded me and in the hurry of hurry of my own youth. Painting was consigned to a corner of my indolence, as something that I would pick up again some day.
Several years later I had my child, and shortly thereafter I started to have timid meetings with painting, an effort at oils and a few watercolors.
But when I was 27, coinciding with my arrival in Valencia, all of this started to flow.
I am self-taught. I have progressed learning step by step, correcting my errors with a lot of intuition and a good dosage of effort...like everyone else, I suppose.

My first great influences were Toulouse Lautrec and Degas, and the material I like to express myself in is acrylics. I like its immediacy and its energy, and besides, there aren’t as many rules as there are for painting in oil, as least that’s how it seems to me...
In my first period with pastels, the majority of my paintings were inspired by my own experiences and in the scenes that surrounded me: the night, the streets, bars, my house, people.
In the beginning my painting was darkness, light and the newness of someone who has not submitted to rules, those were my first canvasses.
Little by little I began observing more of the reality of things, and my painting became more and more realistic, based almost always in the old quarter of Valencia, in the decadence of the ancient, the obsession with light...

I learned a lot on that part of my journey. I learned technique and patience, but I also learned from disgust and the long year of creative emptiness that followed. I had nothing to say and everything seemed to begin again at zero.
Afterwards, there was a new way that I couldn’t well define, a road on which I knew only three things: flee from pure realism, concentrate on the human figure and paint from within...invent...and imagine.
Thus the Lovers were born. To paint that love, that island of comfort, to paint the energy that moves us in that state of intoxication, when we feel that we are superior...
But I didn’t want to paint the ‘reality’ of that. I wanted a language of the body that would carry all the emotion of that dance of love, of carnality, which is that of love from within, the drama of passion, that which irradiates and that which cannot be touched but only felt...
I drank from many painters. Klimt, Schiele, Picasso, Gauguin...and from many others...I have taken something of value from each one of them.
In many drawings, trying to make my couples accommodate each other, I look for harmony in deformation...Working in acrylics, watercolors, fascinating material because I almost don’t have to think, it is as if being within a medium in which all flows...
Finally, this has been the long road of the Lovers, my last voyage. Now another begins, of which “Waiting for April,” ‘Presence,” “Forgotten,” “Lady Drama,” “To be or Not to Be,” and “Death and the Maiden” form a part...now I want to probe other alleyways of the human soul...
I didn’t realize it before, but now I know, that for me painting is the best way to discover my own essence, to take the rocks out of my load; to live, to be alive and to be my own self, definitely. It is fascinating to know that I do not know anything, that every day I learn."



http://www.nicoletta.info/

postato da: lastresmarias alle ore 09:30 | link | commenti
categorie: pittura, biografie, artisti
martedì, 07 novembre 2006

I rettangoli luminosi di Rothko

 

 Mark Rothko (1903-1970)

 

 

Marcus Rothkowitz nasce a Dvinsk, in Russia, il 25 settembre 1903. Nel 1913 lascia la Russia e si trasferisce con la famiglia a Portland, nell'Oregon. Con una borsa di studio, frequenta la Yale University a New Haven dal 1921 al 1923, anno in cui abbandona l'università e si trasferisce a New York; nel 1925 studia con Max Weber all'Art Students League.

Nel 1928 per la prima volta espone in una collettiva alle Opportunity Galleries di New York. Nei primi anni '30 allaccia una profonda amicizia con Milton Avery e Adolph Gottlieb; nel 1933 tiene la prima personale al Portland Art Museum.

Del 1933 è anche la prima personale a New York, alla Contemporary Arts Gallery. Nel 1935 partecipa alla fondazione del gruppo The Ten, composto di artisti di tendenza astrattista ed espressionista. Dal 1936 al 1937 realizza dipinti su cavalletto per il WPA Federal Art Project. Nel 1936 conosce Barnett Newman.

All'inizio degli anni '40 lavora strettamente con Gottlieb, sviluppando uno stile pittorico dal contenuto mitologico, semplici figure senza rilievo, e linguaggio figurativo derivato dall'arte primitiva. Intorno al 1945 acquisisce tecniche ed immagini del surrealismo. Peggy Guggenheim gli allestisce una personale alla galleria Art of This Century di New York nel 1945.

Nel 1947 e nel 1949 insegna alla California School of Fine Arts di San Francisco, dove insegna anche Clyfford Still. Insieme con William Baziotes, David Hare e Robert Motherwell, Rothko fonda nel 1948 The Subjects of the Artist, la scuola attiva per un breve periodo a New York. Alla fine degli anni '40 e all'inizio degli anni '50 sviluppa lo stile della maturità, in cui luminosi rettangoli frontali sembrano librarsi sulla superficie della tela.

Nel 1958 intraprende la prima commissione, enormi dipinti per il ristorante The Four Seasons di New York; nel 1961 il Museum of Modern Art di New York allestisce un'importante personale; nel 1962 Rothko termina delle pitture murali per la Harvard University, e nel 1964 accetta l'incarico per una pittura murale da realizzare per la cappella di un'organizzazione religiosa a Huston. Il 25 febbraio 1970 si uccide nel suo studio di New York. L'anno successivo a Huston viene inaugurata la Rothko Chapel.

 

 

postato da: lastresmarias alle ore 16:10 | link | commenti (1)
categorie: opere, biografie, artisti
lunedì, 06 novembre 2006

Saatchi Gallery

The Saatchi Gallery has always aimed to provide an innovative forum for contemporary art, presenting work by largely unseen young artists or by established international artists whose work has been rarely or never exhibited in the UK.

The audience for exhibitions of contemporary art has increased widely during the last ten years as general awareness and interest in contemporary art has developed in Britain.

When The Saatchi Gallery first opened twenty years ago it was only those people who had a dedicated interest in contemporary art who sought out the gallery to see work by new artists. The audience, however, built steadily over the years and the gallery now receives over 600,000 visitors a year, and over 1,000 schools have organised student visits.

Many artists showing at The Saatchi Gallery are unknown when first exhibited, not only to the general public but also to the commercial art world. Many of these artists are subsequently offered shows by galleries and museums internationally. In this effect, the gallery also operates as a springboard for young artists to launch their careers.


postato da: lastresmarias alle ore 15:54 | link | commenti
categorie: arte, spazi espositivi, international style
giovedì, 02 novembre 2006

non ci sono solo le arance


Come quasi tutti ho vissuto a lungo con mio padre e mia madre. A mio padre piaceva guardare la lotta, a mia madre piaceva farla; non importava quale. Lei era nel giusto, e poche storie.
Sceglieva le giornate più ventose per stendere i lenzuoli doppi. Esigeva che i mormoni bussassero alla porta. Durante le elezioni, in una cittadina operaia laburista mise alla finestra la foto del candidato conservatore.
Non aveva mai avuto incertezze. Per lei il mondo si divideva in amici e nemici.

Jeanette Winterson

postato da: lastresmarias alle ore 16:35 | link | commenti
categorie: libri-incipit
martedì, 31 ottobre 2006

creazione/risoluzione

    Solo creando

         scopro un nesso armonioso

                               Fra le cose

                                         In attrito

 

 

 Maria & Basta 

postato da: lastresmarias alle ore 16:24 | link | commenti (1)
categorie: riflessioni